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Sulle tracce di Santa Rosa. Diario di viaggio in Spagna - Recensione



Ricardo Lucio Perriello ha recensito il libro di Alessandro Finzi e Pedro Gonzales Redondo,Sulle tracce di santa Rosa. Diario di viaggio in Spagna, del Centro Studi Santa Rosa da Viterbo, Viterbo 2014, pp. 125. 
 

Il Libro scritto da Alessandro Finzi e Pedro Gonzalez Redondo Sulle tracce di Santa Rosa. Diario di viaggio in Spagna, pubblicato dal Centro Studi Santa Rosa da Viterbo grazie al contributo della Fondazione CARIVIT, ci offre degli spunti di riflessione assai interessanti per lo studio della grande Santa viterbese e del suo culto.  


E’ un libro che nasce dalla narrazione dei due viaggi compiuti in Spagna dai due studiosi del Centro Studi Santa Rosa da Viterbo nel 2012 e nel 2013.

La loro opzione fondamentale è sottolineare la grandezza della Santa e la risonanza internazionale del suo culto e del suo straordinario messaggio. E’ un obiettivo che i due studiosi in questo libro, il quale segue un precedente ed accurato libro su una vita quattrocentesca di Santa Rosa in volgare tedesco ed anticipa un prossimo libro sulle tracce di Santa Rosa nell’America latina, raggiungono perfettamente.

Il testo è avvincente, discorsivo, dinamico e si divide in due parti, ognuna divisa in nove puntate, che scandiscono gli “avvenimenti” e le tappe compiute nei due viaggi: il primo dal 22 al 29 maggio 2012, il secondo dal 31 maggio al 4 giugno 2013.

La ricerca delle straordinarie tracce del culto della Santa in Spagna, che ha visto i due autori protagonisti, riesce a esprimersi nel corso dell’opera in modo tale da renderci compartecipi di questa esperienza spirituale e di studio, trasformandoci in veri e propri compagni di viaggioextra Viterbum. La dimensione internazionale, infatti, del culto della Santa è uno dei grandi obiettivi del Centro Studi Santa Rosa da Viterbo.

Quello che trapela sin dalle prime pagine del libro e che si allea sempre alla elevatissima competenza scientifica dei due autori, è la loro appassionata e appassionante devozione nei confronti della Santa.

Il viaggio inizia con la scoperta, che sembra voluta dall’alto da santa Rosa medesima, in occasione di un convegno imminente a Barbastro, città a Nord della Spagna, di una edizione integrale, su internet, in lingua spagnola di un testo del sacerdote spagnolo Alonso de Guzman, stampato a Madrid nel 1671, di cui si avevano due precedenti edizioni del 1615 e del 1665 stampate a Viterbo dall’editore “Diotallevi”.  La cosa straordinaria, però, era che in una delle pagine bianche interne alla copertina c’era scritto a mano : “E’ delle cappuccine di Barbastro”.

Il viaggio dunque si apre con questa straordinaria scoperta, dopo la quale i due viaggiatori-autori partono per Madrid.  La prima tappa è l’importante quadro seicentesco di Murillo che raffigura santa Rosa inginocchiata accanto alla Madonna, che si trova al Museo Thyssen-Bornemiza. Nel 1982 ci fu un errore  per cui la santa raffigurata venne identificata con santa Rosalia, ma il Centro Studi Santa Rosa da Viterbo individuò l’errore nel 2010 e finalmente l’errore è stato corretto, giacché nel cartellino sotto l’opera vi è ora indicato il nome di santa Rosa.

Tappa successiva è a Barbastro, luogo del convegno e del monastero delle suore Cappuccine proprietarie della vita di santa Rosa di Alonso de Guzman.  Ma questa vita non c’è in monastero! E’ su internet, ma nel monastero è assente! Evento stranissimo, che però ha una spiegazione: probabilmente, secondo la testimonianza delle suore sulla tremenda guerra civile spagnola del 1936, il testo del Guzman fu trafugato quando il monastero fu occupato dai governativi, che vi ammassarono circa un migliaio di prigionieri politici.

Il viaggio prosegue per Guadalajara e poi per Alcalà de Henares, costellato di tentativi di scoprire le tracce del culto di santa Rosa, nella ricerca di statue della Santa, nel riconoscimento di essa nell’iconografia tramite i segni caratteristici come le rose, il cordone e la croce portata in mano.

Notevolissime le riflessioni sul presente della Spagna, sul suo ammodernarsi pur conservando la sua cultura secolare e le sue tradizioni, sull’importanza del paesaggio e della cura dei beni culturali inestimabili, sulla gravità dell’odierna crisi economica. Un viaggio in una terra meravigliosa, compiuto sul finire della splendida primavera mediterranea, mosso da ragioni scientifiche e nutrito da un intenso e vivace sentire spirituale, teso tra la riscoperta del passato e l’incessante incombenza e imprevedibilità del presente e del quotidiano. Un viaggio che segue un programma di scoperta e di documentazione, di verifica dell’ipotesi, e che si apre ad ulteriori viaggi, comunicandoci una “spiritualità dell’itinere”, che probabilmente costituisce una delle più alte forme di sentimento religioso, alternando la concretezza del cammino umano sulla terra e il rimando alla trascendenza.

Trascendenza e quotidianità, paesaggio ed anelito ultraterreno si combinano nell’evento del viaggio, quale scoperta di orizzonti sempre nuovi che rinviano ad altri orizzonti in una dinamica tra identità e differenza, tra alterità e tipicità, che caratterizzano dialetticamente quel mistero che è l’essere umano.

L’identità della santa viterbese, così, si arricchisce nella “differenziazione” tramite l’ espansione del suo culto, che abbraccia differenti culture, perpetuandosi nel tempo secondo identità locali e personali irripetibili, che costituiscono come tessere di un mosaico meraviglioso l’incanto del sentire religioso e della pietà popolare verso la candida santa Rosa.  

Ed il viaggio dei due autori procede per la assolata Spagna ad Alcala de Henares, a Cordoba, dove si trovano varie statue di santa Rosa, erroneamente attribuite ad altre figure storiche: interessante la sovente confusione tra santa Rosa e santa Rosalia, confusione che i due studiosi chiariscono attraverso acute motivazioni storiche ed iconografiche. Dopo abbiamo le tappe di Bornos e Cadice, di quest’ultima città viene sottolineata la bellezza del mare e della spiaggia, prospettandoci un orizzonte “mediterraneo”, in cui si proiettano le varie culture nel loro combinarsi, intrecciarsi, dimenticarsi e ritrovarsi. Mi sembra opportuno sottolineare come, nella vita in volgare tedesco della Santa, pubblicata dal Centro Studi nel 2012 a cura di Anna Maria Valente Bacci, venga conferito a santa Rosa anche l’appellativo di “stella dei naviganti”. E possiamo così immaginare, giacché un diario di viaggio sollecita l’immaginazione e la fantasia a pensare e sognare terre lontane nel desiderio di scoprirle realmente, come la Santa abbia protetto i naviganti nel loro viaggio, nel loro arrischiarsi presso un mare che è il cammino e il ponte più rischioso ma, in definitiva, altresì il più necessario. Come Maria, stella maris, ha protetto santa Rosa nel suo cammino, così Rosa fu protettiva nei confronti di quanti si inoltrarono per mare, rischiando la propria vita, ma esportando cultura e civiltà. E’ questo il “miracolo” della diffusione dell’identità, che genera ed alimenta una tradizione, percorrendo un cammino spaziale, temporale e storico, senza alienarsi o disperdersi, ma “donandosi” nelle generazioni.    

Il primo viaggio termina a Siviglia dove nella facciata della chiesa del Convento di santa Paola si trova una formella che raffigura santa Rosa, la formella risale al 1500 ed è stata compiuta da Pedro Millàn… … e, a Siviglia, in qualche modo, “inizia” il secondo viaggio, giacché ne nasce l’esigenza e sorge l’intenzione di proseguire un itinerario, che non si esaurisce in una meta precisa e “definitiva”, ma continuamente si rilancia come viaggio, come storia, come vicenda e desiderio di conoscere l’umanità, nella prospettiva “particolare” dello studio di un culto, che rivela meravigliosamente l’umanità non nella sua valenza astratta, ma nella sua concreta vicenda storica, costituita da paesaggi, sentimenti, ricordi, rimandi, profumi, tradizioni locali e incontri personali, da sorprendenti scoperte, ma anche da inevitabili imprevisti.

Ciò che trapela dal diario di viaggio è anche un’avvincente autoironia, che ben si combina alla passione euristica dei due viaggiatori, riuscendo a immergere il lettore nel vivo della vicenda. Il movimento tra i luoghi, cioè l’itinerario spaziale, si combina con l’itinerario temporale, attraverso il richiamo di differenti vicende storiche: una combinazione, spesso spontanea di eventi, che è vera e propria “fusione di orizzonti”. L’orizzonte del passato più remoto, quello della nascita del culto di santa Rosa in Spagna, attestabile già dal Cinquecento, si combina con l’orizzonte più recente, rappresentato dalle vicende drammatiche del Novecento e della guerra civile, e con l’orizzonte attuale del rinnovamento del culto di santa Rosa in un presente vissuto, che “rilancia” il passato nel concreto scorrere quotidiano della vita.   
 
Il secondo viaggio dell’ anno 2013 inizia dalla città di Miguel De Unamuno: Salamanca, ove si trova un grande quadro di santa Rosa dipinto da Gomez. Il primo viaggio iniziò con un’opera di Murillo, il secondo viaggio si apre con un altro grande artista che raffigurò magistralmente la Santa. Il percorso procede a Cadice, una delle ultime tappe del viaggio precedente: questa volta i due viaggiatori riescono a visitare il parco, ubicato su uno sperone roccioso sul mare, ove vi è posta la candida statua di santa Rosa che porge le rose. La statua testimonia come il culto della Santa viterbese si sia perpetuato così tanto tempo in Spagna e tale perpetuarsi trova una straordinaria espressione nelle tappe successive del secondo viaggio, tra cui spicca la tappa di Alcolea de Almeria.

Molto significativa è la creazione di una stimolante assonanza tra ricerca di un culto, la conoscenza della spiritualità e il paesaggio ispanico-mediterraneo; quest’assonanza è come il sottofondo “estetico” dell’intero libro, ed aiuta il lettore, stimolato anche dalle bellissime foto di cui è costellato il libro, a “sognare”, “immaginare” e “vagheggiare” orizzonti vicini e lontani assieme, prefigurandosi anche il suo possibile itinerario sulle tracce di santa Rosa. Sembra di sentire, leggendo e rileggendo le varie pagine, sfogliandole e risfogliandole, i passi delle persone nei vicoli, i canti delle processioni, gli echi, i profumi dei fiori sui balconi, il caldo riflettersi della luce solare nelle pietre delle case e nei campi imbionditi, il gusto dei cibi tipici, il decoro delle chiese e il silenzio di fresche sagrestie.   

 La tappa di Alcolea de Almeria rappresenta una sorta di viaggio nel viaggio, la devozione popolare verso la santa in questo paese è straordinaria e vi sono numerose tracce del culto della santa. Qui si tramanda ancora un inno a santa Rosa, che viene dolcemente intonato da un coro di devotissime donne. Viterbo appare luminoso e presente anche in terre lontane, distante dai suoi terreni tufacei, dai suoi boschi magici e dai suoi dolcissimi monti, ma sempre protetto dalla sua candida Rosa.

Torna centrale nella tappa di Alcolea il connubio tra cultura, sentimento religioso e paesaggio, un connubio che attraversa tutto il libro: vicoli, spiagge, strade e piazze assolate, chiese e conventi che costellano la Spagna in modo che diventi una sorta di giardino di chiese e di conventi, ognuno dei quali nasconde il suo piccolo tesoro e, sovente, la sua statua o immagine di santa Rosa. Nella chiesa di san Sebastiano, protettore di Alcolea, c’è un altare, all’estremità del braccio destro del transetto, con la statua di santa Rosa al centro, affiancata dalle statue di san Rocco e san Sebastiano. La statua della Santa era stata distrutta durante la guerra civile, ma ne fu scolpita una nuova simile a quella originale.
   
Culto è cultura e la cultura è nel paesaggio da tutelare e non affliggere nella corsa incessante verso una modernità, che rischia di dimenticare le proprie radici nella progettazione del futuro. Il culto è conservato dalla pietà popolare, semplice e spontanea, la quale, intrisa di spiritualità, non dimentica la terra di cui si nutre e in cui è nata … proprio come le rose, proprio come santa Rosa da Viterbo. Questo culto vive di tradizione rinnovata e di memoria. Saranno le generazioni future in grado di tutelare il paesaggio e la memoria? L’itinerario compiuto materialmente si converte in un itinerario spirituale, che non possiede mete ultime, ma, tappa per tappa, esperisce e tocca il proprio centro: la presenza di santa Rosa.  

Da Alcolea il cammino prosegue a Ecija dove nella chiesa dell’ex Convento dei Cappuccini, oggi chiesa della Divina Pastora, vi è una statua molto interessante della Santa, giacchè Rosa non è raffigurata con il dito alzato nell’atto di predicare, ma in un gesto che indica più il sillogizzare e l’argomentare. Sempre ad Ecija nell’ex Convento vi è un quadro di un autore anonimo, che raffigura santa Rosa nell’atto di predicare, in uno scenario che ricorda assai il paesaggio viterbese e il lago di Vico: Viterbo era una delle ultime tappe della via Francigena, che i pellegrini percorrevano verso Roma. Ed ecco che la valenza della figura di santa Rosa come protettrice dei pellegrini ritorna e ritorna proprio in un diario di viaggio.  

Dopo questa suggestiva tappa si giunge a Palos de la Frontera, il luogo dove Colombo salpò per le il nuovo mondo, per poi giungere a Siviglia dove, nella chiesa dei Terziari, si trova un tondo che raffigura santa Rosa.

Questo percorso, che proseguirà in altre circostanze e in altri paesaggi, ci si è mostrato ricco di scoperte, imprevisti, suggestioni: i due viaggiatori si prefiggono e ci prospettano, coinvolgendoci, sempre nuove mete, come se nessuno spazio e nessun tempo determinato possa contenerli e fermarli, protendendosi entusiasti, sciabordanti come fiumi che si dirigono al mare, verso l’eternità. Essi vivono la storia, la esaminano e la analizzano, ma, alla fine, tramite la fede che li infiamma, si librano sopra essa e la superano nell’orizzonte ultimo della superna Verità... simile a quella che infiammò Rosa nei vicoli di Viterbo tanti anni fa. La storia si allea al paesaggio e si rinnova con la memoria, come la natura si rinnova con l’avvicendarsi delle stagioni; il culto, la cultura, la spiritualità appaiono nel paesaggio e lo caratterizzano, inondandolo di una luce spirituale, che si fonde con la splendida luce del Mediterraneo. L’una e l’altra illuminano e riscaldano la nostra esistenza, la quale, senza la luce, appassirebbe e morirebbe, proprio come le rose.  
      
 Ricardo Lucio Perriello
 

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